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Al Community Summit Facebook punta sui gruppi

Al Community Summit Facebook punta sui gruppi

Dieci milioni di dollari e nuovi strumenti per ricostruire il social network all’insegna di una visione positiva del mondo. Basteranno a combattere violenza, account falsi e fake news?

Quello di Facebook è un esperimento di ingegneria sociale che coinvolge 2 miliardi e 100 milioni di persone (per ora), e molto probabilmente anche noi. Circa 200 milioni di persone già oggi fanno parte di un gruppo: ne esistono decine di milioni, sui temi e gli argomenti più diversi, dagli appassionati di hi-fi a chi studia storia medievale, da chi vuole aiutare le donne in Siria ai fan di Harry Potter.

Da oggi, gli amministratori potranno contare su strumenti più potenti e precisi per gestire le loro comunità e su cospicui finanziamenti da parte del social network. Al Communities Summit Europeo che si è tenuto a Londra è stato annunciato il Facebook Community Leadership Program, un programma globale di investimenti a favore di coloro che creano comunità, un bando con cui Menlo Park assegnerà un milione di dollari ciascuno a cinque progetti di grande rilevanza globale e 50 mila dollari ad altri 100 più piccoli. “Ma in realtà investiremo molto di più internamente”, spiega Chris Cox, responsabile Product Management, Design e Marketing. Raddoppierà il numero di persone che lavorano su quelle che il social network definisce “integrità e sicurezza”: da 10 mila passeranno a 20 mila in tutto il mondo. “Il 2017 è stato un anno difficile per Facebook: abbiamo dovuto misurarci con questioni complesse come le fake news, la violenza, il nostro ruolo nel giornalismo, e più in generale il nostro ruolo nella società. Abbiamo delle squadre dedicate per ognuna di queste tematiche, ma soprattutto abbiamo una nuova strategia: vogliamo migliorare le cose buone che abbiamo costruito in Facebook, unire le persone e aiutarle nel loro sforzo di costruire comunità che abbiamo un valore”.”Meaningful” è l’aggettivo più usato: “È un luogo dove ciascuno si sente sicuro, protetto e aiutato dagli altri”, spiega Cox. Si parte da un tema comune, ma per il resto nei gruppi la regola è lo scambio di idee: “Unire e costruire ponti, sono le due funzioni principali di un gruppo, osserva Cox. “Esiste ad esempio a Londra un gruppo di persone che portano a spasso il cane in un certo parco, ma sulla bacheca e fuori è normale che si discuta spesso di Brexit”.

Nicola Mendelsohn, vicepresidente di Facebook per Europa Africa e Medio Oriente, ha scoperto qualche tempo fa di essere malata di una forma di linfoma rara e non curabile, ma non si è persa d’animo: “Ho cercato su Facebook e ho scoperto un gruppo di persone che si scambiavano esperienze e consigli, così mi sono iscritta, ho mandato un messaggio all’amministratrice, che si è molto meravigliata. Ci siamo conosciute, le ho raccontato la mia storia, e oggi sono co-amministratrice del gruppo”. Che esce dalla rete e diventa una comunità di uomini e donne, ciascuno con il suo volto e la sua vicenda, pronti a incontrarsi e sostenersi anche nel mondo reale.

A Londra sono presenti oltre 300 “community leader” da tutta Europa. I Paesi con il maggior numero di persone che usano i gruppi sono Regno Unito, Turchia, ma ne esistono molti e molto popolari anche nel Nord Europa. Al Communities Summit (il secondo, dopo quello di Chicago lo scorso anno) l’Italia è rappresentata tra gli altri da Fightthestroke , comunità di supporto per i giovani sopravvissuti all’Ictus e per le loro famiglie; MissBiker , il più grande gruppo di donne italiane appassionate di motociclismo; Social Street International , che offre l’opportunità a chi vive nella stessa via o quartiere di conoscersi e aiutarsi reciprocamente.

Come ha dichiarato Mark Zuckerberg un anno fa , la costruzione di una comunità globale che funzioni inizia dalle milioni di piccole comunità e strutture sociali che aiutano a condividere emozioni e bisogni. Per questo Facebook offre “prodotti” appositi: i Gruppi, le Pagine e gli Eventi. Così se il social network era solo uno strumento per rimanere in contatto con amici e parenti sparsi nel mondo, poi un posto dove allacciare amicizie e relazioni, ora nella mente di Zuckerberg diventa un esperimento colossale, il tentativo di costruire un mondo di relazioni e strutture nuove. Dove come sempre sarà difficile trovare un punto di equilibrio: i gruppi possono essere aperti, chiusi o segreti, e in quest’ultimo caso non è possibile escludere ad esempio che servano per diffondere proclami terroristici o posizioni discriminatorie e violente. “No, è vero – concede Cox – ci affidiamo all’intelligenza artificiale per identificare immagini e simboli sospetti, poi indaghiamo, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare”. D’altra parte, che i gruppi siano segreti e che l’identità dei membri non sia pubblica è l’unico modo per affrontare tematiche molto personali, come ad esempio l’alcolismo o la condizione di omosessuale in Paesi dove essere gay significa rischiare il carcere se non la vita.

“Quello che fate è un lavoro che unisce le persone sulle base delle cose più importanti per noi: l’amore le passioni, gli interessi. Il vostro lavoro rende migliori le vite di tanti esseri umani”, chiosa Jennifer Dulski, responsabile globale dei gruppi di Facebook. Poi, certo, a voler pensar male si può immaginare che così arriveranno al social network più grande del mondo altri dati e informazioni, raccolti con precisione micrometrica e magari utilizzabili per pubblicità miratissime. Però l’idea è chiara: sperare che l’esempio di civile convivenza, di aiuto reciproco, di autorganizzazione dei gruppi si diffonda su Facebook e contribuisca a rendere meno pesante l’atmosfera, e serva magari anche per avviare una narrativa nuova e positiva, sviando l’attenzione da fake news, bullismo, account falsi, influenze politiche.

Fonte: www.lastampa.it

Voucher per la digitalizzazione 2018: fino 10.000 € per software e servizi tecnologici

Voucher per la digitalizzazione 2018: fino 10.000 € per software e servizi tecnologici

L’incentivo viene elargito sotto forma di Voucher con importo fino a 10.000 € per azienda, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, precisamente questo buono è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici

Tramite il sito del Ministero dello sviluppo economico è disponibile la possibilità di richiedere un incentivo dedicato alle micropiccole e medie imprese con lo scopo di implementare i processi di lavoro tramite un maggior uso di prodotti informatici e sistemi tecnologici che possano migliorare l’efficienza complessiva di un’azienda.

L’incentivo viene elargito sotto forma di Voucher con importo fino a 10.000 € per azienda, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, precisamente questo buono è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Le modalità ed i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono state recentemente definite: le aziende le potranno inviare a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018, ad ogni modo già dal 15 gennaio 2018 è possibile accedere alla procedura informatica e pre compilare la domanda per poi inoltrarla nell’arco di tempo indicato; l’acquisto del bene o servizio scelto dovrà essere effettuato successivamente alla conferma di accesso all’incentivo.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare la pagina del ministero dello sviluppo economico dedicata a questa iniziativa e relativa sezione dedicata a sciogliere ogni dubbio su criteri e modalità di presentazione della domanda.

Fonte: www.hwupgrade.it

I computer quantistici stanno arrivando, ecco come cambieranno la nostra vita

Nuovi scenari anche per i PC, l’informatica quantistica prepara il terreno per i computer quantici. Ecco come potranno aiutarci nel quotidiano.

Ormai sempre più aziende stanno puntando sui computer quantistici. La precisione con quale questi computer riescono a fare operazioni di calcolo, rende gli attuali computer praticamente obsoleti. La matematica però non è il solo pregio che rende questi computer migliori, l’informatica quantistica infatti permetterà questo ed altro. Andiamo a vedere come verrà applicata anche nel quotidiano.

Computer quantistici, ormai ci siamo

Sistemi di sicurezza più accurati, IA più sviluppata e calcoli complessi ricchi di variabili sempre più precisi. Pensiamo ad esempio alle previsioni meteo, con l’informatica quantistica saranno ancora più accurati. Proprio a proposito della sicurezza, grande preoccupazione per quanto riguarda la comunicazione. Gli scienziati stanno studiando sistemi di comunicazione alternativa, come ad esempio quella attraverso i liquidi.

L’impressione, comunque, è che con il progredire dei computer quantistici, crescerà anche la sicurezza e si riusciranno a ideare algoritmi di crittografia migliori degli attuali. La soluzione però potrebbe proprio essere innata: la crittografia quantistica infatti, con la sua distribuzione quantica delle chiavi, potrebbe essere proprio la chiave che si cerca per garantire standard di sicurezza più elevati rispetto a quelli cui siamo oggi abituati.

Pc e informatica quantistica, cosa cambierà?

Con l’informatica quantica ci si immagina anche grossi miglioramenti nell’IA. I computer quantistici dovrebbero quindi avere un machine learning più sviluppato grazie alla capacità di analizzare una gran mole di dati in brevissimo tempo. Conseguenza logica di un progresso tecnologico del genere potrebbe essere il miglioramento della medicina. Un computer quantico potrà essere di grande aiuto per gli scienziati nello studio digitale delle interazioni tra molecole, proteine e agenti chimici.

Un altro importante utilizzo che potrebbe essere fatto dei computer quantici è quello relativo al controllo del traffico, che sia terrestre o aereo. Analizzando in profondità i dati storici in nostro possesso, i computer quantistici permetteranno, grazie al loro miglior sistema di calcolo, di scoprire quali saranno le migliori rotte da seguire per ottimizzare le partenze e ridurre i blocchi.

Fonte: https://www.investireoggi.it/tech

Il D23 Expo di Disney non è stata l’occasione soltanto per mostrare un video dietro le quinte di Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ma anche per qualche annuncio inaspettato, ma certamente gradito da tutti i fan della saga di Star Wars. Gli attori in campo sono Lucasfilm, la casa di produzione che ha creato la leggenda di Star Wars, e il colosso cinese dell’elettronica di consumo Lenovo.

Lucasfilm e Lenovo hanno infatti svelato un prototipo di visore per la realtà aumentata (parliamo di prototipo perché non sono state fornite informazioni su specifiche tecniche e data di uscita) dedicato in modo specifico all’universo di Star Wars. Il visore dovrebbe funzionare in coppia con uno smartphone e permettere di realizzare il più grande sogno che i fan di Star Wars da sempre coltivano: prendere attivamente parte alle avventure della loro saga preferita.

I giochi con cui Disney e Lenovo hanno solleticato la curiosità dei fan sono Holochess (un gioco di scacchi olografico, con i personaggi provenienti dalla saga al posto dei classici pezzi), un gioco di battaglie campali in tempo reale e Jedi Challanges che, oltre al visore, richiederà di impugnare fisicamente una spada laser. Cosa ci sarà mai di meglio?

Realtà aumentata e Star Wars. Risveglia il jedi che è dentro di te !

Dubai, taxi volanti e robot poliziotti al Gitex Technology Week

Dubai, Emirati Arabi Uniti

Taxi volanti, droni multifunzionali, moto e robot poliziotti addetti alla sorveglianza. Sono queste alcune delle innovazioni tecnologiche presentate al 37esimo Gitex Technology Week Exhibition di Dubai, capitale di uno dei sette Stati che compongono gli Emirati Arabi Uniti che intende proporsi come una delle principali città del futuro, aumentando la sua capacità di attrazione internazionale.

L’incontestata vedette del Salone è il progetto di taxi volante che promette di essere operativo entro cinque anni, una volta regolate le questioni infrastrutturali e regolamentari necessarie. Un primo test è stato realizzato con successo il 25 settembre scorso, ma l’Autorità dei trasporti di Dubai deve trovare l’accordo con l’aviazione civile per sfruttare commercialmente il progetto. Oltre a ciò, dovranno essere approntate le necessarie strutture a terra per volare da un capo all’altra della città-Stato, risolvere i problemi di sicurezza e adattare i motori al clima torrido del Golfo.

“Oggi consideriamo il taxi volante come la superstar delle nostre innovazioni tecnologiche” spiega Khaled Abderrahmane al-Awadi, dirigente dell’Autorità dei trasporti di Dubai. “Il nostro Emirato è la prima città del mondo ad annunciare e adottare un nuovo modo di trasporto urbano aereo in grado di muovere le persone all’interno del territorio”.

Il prototipo, dotato di 18 motori elettrici, è stato sviluppato dalla ditta tedesca Volocopter, dispone di un’autonomia di 30 minuti con due passeggeri, costa circa 200mila euro e volerà a un’altitudine di 120 metri, fuori dai corridoi aerei dell’aviazione civile.

Intelligenza artificiale, se fosse tutto sbagliato ? Il modello giusto potrebbe essere quello cellulare !

Nuovi aggiornamento e sconcertanti ipotesi per quanto riguarda l’innovazione tecnologica. Futurism, società lanciata nel futuro, fa sapere come forse si dovrà ripensare all’intero sistema dello sviluppi di AI.
Si è sempre preso come esempio il cervello umano, ma se non fosse quello il vero modello?
Se il modello si nascondesse altrove, per esempio nella cellula, la parte più piccola dell’organismo umano, ma che costituisce tutto e che permette all’intero sistema di rimanere in connessione?

Novità per l’intelligenza artificiale

 La call to action in questo caso è allora quella di ragionare fuori dal cervello. Bisognerebbe quindi basarsi di più sul modello cellulare e non su quello cerebrale. Questo risulta sicuramente come un approccio innovativo per rimettere in gioco tutto quel che sappiamo e si è sviluppato fin ora. Basta pensare alle reti neurali artificiali.

Dietro questo nuovo pensiero c’è Ben Medlock che al di là del fatto che è il cofounder di SwiftKey, riesce ad avere una vita parallela dove introduce il machine learning nelle tastiere dei nostri smartphone, cercando di anticipare il pensiero e la digitazione umana.
Conduco questa specie di doppia vita – ha spiegato – il mio lavoro con SwiftKey riguarda come prendere l’AI e metterla in pratica. Ed è il mio lavoro principale”. Poi, dice Medlock, “ho passato un bel po’ di tempo a considerare le implicazioni filosofiche dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. E l’intelligenza è un asset davvero molto, molto umano

 Aggiunge poi Medlock

Credo che il punto da cui partire sia la cellula eucariota”.

Si tratta del tipo cellulare più evoluto con un nucleo ben definito da una membrana nucleare e una serie di organuli citoplasmatici anch’essi racchiusi in una membrana o un reticolo di membrane: mitocondri, ribosomi, lisosomi, apparato di Golgi e reticolo endoplasmatico. Tutti gli organismi viventi, a esclusione dei batteri, ne sono costituiti: dalle alghe ai funghi, dalle piante agli animali, cioè gli organismi pluricellulari eterotrofi. Il punto, per l’imprenditore, è che dovremmo vedere l’intero corpo umano come una “macchina incredibile”.

 

 

Provando ad emulare intelligenza e abilità la quasi totalità di chi fa ricerca sull’intelligenza artificiale è appunto partita dal cervello, facendo delle tecnologie prodotte qualcosa di troppo preciso e ordinato. Medlock vede invece le “cellule come piccole macchine in grado di processare l’informazione con una certa dose di flessibilità – ha spiegato – e per giunta connesse fra loro, in grado cioè di comunicare col resto della popolazione cellulare”. Potremmo quasi dire che il corpo umano sia costituito da circa 37,2mila miliardi di queste portentose macchine miniaturizzate.

Questa convinzione viaggia parallela a un’altra. E cioè che ogni intelligenza artificiale messa a punto dagli esseri umani dovrebbe in qualche modo esistere nel mondo fisico: “Non credo che saremo in grado di crescere un’intelligenza che non abiti il mondo reale poiché la complessità del mondo reale è proprio ciò che genera l’intelligenza organica” ha spiegato. Una tesi estremamente interessante che in sostanza confessa una certa sfiducia nell’artificiosità assoluta e viaggia invece verso le applicazioni concrete come quelle, per esempio, pensate da Neuralink, la startup di Elon Musk che vuole farci tutti cyborg. O, per meglio dire, costruire un’interfaccia affidabile fra cervello e computer. Nello stesso tempo si ricollega a studi seminali come quello del biologo James Shapiro del 1992, in cui venne battezzato il concetto di “natural genetic engineering”. In buona sostanza, la perfezione del meccanismo di riproduzione cellulare, modificato progressivamente dalle medesime cellule per adattarsi ai cambiamenti delle condizioni date.

Una visione “radicale”, come l’hanno battezzata altre testate (fra cui Inverse). Un esercizio astratto, una provocazione che parte però dalla volontà di analizzare le qualità di cui un’autentica intelligenza artificiale dovrebbe godere: processare informazioni, mobilità e consapevolezza di sé. Fantascienza, forse, che però, come si spiegava all’inizio, muove dalla considerazione dell’intelligenza non come “l’abilità di giocare a scacchi o comprendere il linguaggio – ha aggiunto Medlock, polemizzando vagamente con i numerosi studi che si leggono ogni mese su questo argomento – ma più generalmente come la capacità di processare dati dall’ambiente e poi agire in quell’ambiente. La cellula è davvero l’inizio dell’intelligenza, di tutta l’intelligenza organica, ed è davvero una macchina che processa dati e informazioni”.

E-payment, il gran debutto di Google: arriva “Pay with Google”

Google debutta nell’e-payment. Il sistema di pagamento online. Si chiama “Pay with Google” e promette una rivoluzione nel mondo dei pagamenti online. Lo scorso maggio la società aveva annunciato di stare lavorando a un sistema che rendesse più facili i pagamenti su siti, app e piattaforme online.

Con un post sul suo blog oggi ha detto di aver trovato la soluzione. E di aver messo online un software in grado di registrare carte di credito e di debito degli utenti direttamente sull’account Google e collegato a Google Play, YouTube, il motore di ricerca Chrome e Android Pay. Una volta confermato l’acquisto su qualsiasi sito ecommerce, si legge sul blog della società, Google manderà ai venditori direttamente i dati sull’account dell’utente, sia di pagamento che l’indirizzo di spedizione, riducendo i tempi per la finalizzazione dell’operazione.

Oltre al funzionamento, Google elenca una lunga serie di aziende che hanno già implementato il suo sistema, dove risultano un po’ tutti i giganti del food delivery e le piattaforme di prenotazione voli e alberghi. Una quarantina di siti molto popolari, a cui però adesso la società vuole aggiungerne altri. Per farlo ha messo a disposizione di tutti gli sviluppatori di siti e e-commerce le Api (interfaccia di programmazione), ovvero i codici per implementare in ogni piattaforma questo sistema di pagamento. Specificando che le Api possono essere integrate “gratuitamente e senza costi aggiuntivi e commissioni per i pagamenti”.

Bitcoin Cash: cos’è, come funziona

Cos’è il Bitcoin Cash? E come funziona? Le criptovalute si stanno facendo strada tra gli asset su cui i trader investono maggiormente. Certo, peccano ancora di estrema volatilità sebbene questa sia proprio la caratteristica che attiri di più e stuzzichi di più gli investitori. Ma ormai sono il futuro delle transazioni e anche i governi se ne stanno accorgendo, con Usa e Cina che stanno pensando ad una stretta. Del resto, altra caratteristica delle criptovalute è che non sono governate da un potere centrale né emesse da banche centrali. Quindi sfuggono dai meccanismi inflazionistici o dalle politiche monetarie. Sono generati da un sistema automatico che li rende criptati e prevede un ammontare massimo per la loro circolazione.

Ma torniamo alla domanda iniziale. Cos’è il Bitcoin Cash e come funziona?Oltre a tormentoni come la latinoamericana Despacito o Riccione dei TheGiornalisti, anche Bitcoin Cash è stato il tormentone dell’estate 2017. Come vedremo, come Eva nacque da una costola di Abramo, così Bitcoin Cash può considerarsi una costola del più famoso Bitcoin. Vediamo di seguito perché.

Cos’è Bitcoin Cash

Ma cos’è Bitcoin Cash? Tecnicamente si può definire un “hard fork” della più famosa moneta digitale Bitcoin. Il fork di un progetto si ha quando gli sviluppatori prendono una copia del codice sorgente da un pacchetto software e iniziano lo sviluppo indipendente su di esso. Ideando così un software ex novo. A dividersi però è anche il team di sviluppatori che ci lavora. Quindi per fork non si intende solo lo sviluppo del software nuovo in sé ma anche lo scisma che si genera nel gruppo di lavoro. Proprio come il più famoso Scisma d’occidente e Scisma d’oriente che si verificò all’interno della Chiesa cattolica romana intorno all’anno Mille, così lo scisma tra i collaboratori di un software sorge per alcune dissonanze su come procedere. Con una parte di loro che decide di andare via e creare un progetto (il fork appunto) che rispecchi le loro idee.

Detto cos’è un fork, possiamo anche dire che Bitcoin Cash nasce il primo agosto 2017, con una parte dei portafogli ed exchange di questa moneta digitale che hanno fornito ai proprietari di Bitcoin la stessa quantità anche di questa moneta virtuale a partire sempre da quella data. Quindi, tutti i possessori del vecchio bitcoin avranno sempre la stessa quantità della nuova moneta. Quindi, ad esempio se 29 luglio si aveva 100 Bitcoin, il 2 agosto ho comunque cento bitcoin o 100 bitcoin cash, senza vincoli sul loro utilizzo.

Come è nato Bitcoin Cash

Ma come si è consumato il fork, o se preferite lo scisma nel team che lavora alla più famosa tra le 700 criptovalute in circolazione? In pratica tutto è partito dal venti luglio di quest’anno, quando la comunità collegata ad essa ha votato favorevole in maniera plebiscitaria (97%) sulla proposta di miglioramento del bitcoin (BIP) 91. In particolare, la proposta avanzata da James Hilliard, assistente di garanzia di Bitmain, consisteva nell’attivare l’algoritmo Segregated Witness (SegWit) a partire dal primo agosto 2017 mediante un soft-fork.

Ma ciò non ha trovato tutti d’accordo, con il restante 3% della comunità che ha ritenuto che l’adozione del BIP 91 senza aumentare il limite di dimensioni di blocco, avrebbe avuto come conseguenza il rimando della risoluzione del problema reale della criptovaluta, ossia la lentezza con cui avvengono le transazioni. Loro ritenevano che risolvere questo problema avrebbe portato a chi investe in bitcoin a ritenerlo un investimento digitale anziché una valuta di transazione.

Come noto, il BTC è nato nel 2009, ma fino al 2013 è passato alquanto inosservato tra i trader, fatta eccezione qualche Nerd appassionato di new tech. Poi da quell’anno magicamente ha iniziato ad essere tradata, anche in massiccia quantità. Facendo la fortuna di chi l’ha acquistata inizialmente per pochi spiccioli, di fatto arricchitosi. Il blockchain, sistema su cui poggia, però era impreparato a tutto ciò e quindi ha funzionato molto lentamente. Tanto che una singola transazione può arrivare a durare anche un’ora. Insomma, il Bitcoin è stato ideato non tenendo conto di un suo successo su scala mondiale.

Pertanto, questi dissidenti hanno deciso di implementare il primo agosto un hard-fork della criptovaluta Bitcoin, chiamandola appunto Bitcoin Cash. Inizialmente, acquisendo la cronologia delle transazioni del bitcoin, ma poi, per le successive transazioni sarebbero risultate separate. Il risultato è che Bitcoin Cash si caratterizza per avere dimensioni di blocco a 8 MB, il che lo rende incompatibile con la blockchain della più famosa moneta digitale. La prima capitalizzazione di mercato è dunque comparsa il primo agosto alle ore 23:15 UTC, mentre l’offerta totale di Bitcoin Cash rimane a 21 milioni di token, proprio come la moneta da cui trae origine.

Ma la nascita di questa nuova moneta virtuale è anche lo specchio della spaccatura tra gli sviluppatori e il monopolio delle grandi mining pool, che ormai hanno fatto cartello. Se i primi intendono dare maggiore potere agli utenti, i secondo hanno l’obiettivo di rimuovere la decentralizzazione della rete per concentrare il potere nelle loro mani. Una sorta di lobby virtuale insomma. A quanto pare però, gli exchange si sono schierati coi primi, visto che solo due tra loro hanno deciso di supportare Bitcoin Cash: Kraken e Bitfinex. Gli altri inveceno no.

Ricapitolando, com’è nato il Bitcoin Cash? Nasce come risposta alla problematica della scalabilità che affligge Bitcoin, conseguente al fatto che i blocchi nella blockchain sono limitati ad un megabyte di dimensione. Mentre i blocchi di maggiore dimensione sono in automatico rifiutati dalla rete come non validi. Quindi, i blocchi di Bitcoin portano le transazioni sulla rete bitcoin sin dall’ultimo blocco creato. E il risultato è di 3 transazioni al secondo di capacità massima. La limitazione ad un megabyte ha creato l’effetto “collo di bottiglia“ nella rete del bitcoin, e ciò ha avuto come conseguenza l’aumento delle commissioni di transazione e la ritardata elaborazione di quelle transazioni che non è possibile inserire nel blocco. Il sistema conosce bene il problema della scalabilità del bitcoin e sono state avanzate più proposte in questi anni. C’è pure chi lo ha bollato come una vera e propria battaglia ideologica su come sarà questa moneta. Come ha fatto nel corso di quest’anno il portale Business Insider.

Ciò ha portato quindi alla fatidica data del 21 Luglio, quando si è votato sul fatidico SegWit, proposto tramite il BIP 91. Con l’auspicio che avrebbe migliorato la più famosa criptomoneta senza arrivare all’hard fork. Cosa che invece è comunque avvenuta, dato che i miners dissidenti hanno poi creato, come visto, una criptovaluta a parte. Quando il fork del bitcoin si è concretizzato, quest’ultimo veniva scambiato a 2700 dollari. In pratica, non aveva subito variazioni di prezzo. Mentre la neonata Bitcoin Cash tra i duecento e i 450 dollari, a seconda della liquidità. Quindi, le 2 criptovalute hanno due valori separati, ognuno basato sulla propria tabella di marcia tecnica nonché dalle community di supporto. Tuttavia, c’è anche il naturale rischio che le due criptomonete entrino in competizione tra di loro, sottraendosi valore a vicenda.

Certo, non sarà facile superare la più famosa moneta virtuale da cui deriva, anche perché dietro di lei ci sono altre due criptovalute molto agguerrite ed in voga: Ethereum e Ripple. Ma in fondo ha solo due mesi di vita e tutto il tempo per spiccare il volo. Considerando pure che la moneta da cui deriva tra qualche anno esaurirà la sua emissione.

Come funziona Bitcoin Cash

Essendo una criptovaluta, funziona tramite crittografia applicata al suo protocollo di base al fine di rendere le transazioni anonime e quindi in totale sicurezza per i trader. Non si esclusono però anche vari canali di di trasporto nell’utilizzo della moneta virtuale che espongono i possessori comunque ad un rischio. Inoltre, i wallet, ossia i portafogli virtuali in cui sono custoditi, possono essere potenzialmente esposti ad attacchi hacker. In pratica, moderni rapinatori. Come funzionano i portafogli del Bitcoin cash? Trattasi di wallet che funzionano a mo’ di conti correnti bancari: prevedono una chiave pubblica utilizzata per ricevere criptomonete nel portafoglio corretto, e anche una chiave privata al fine di verificare la proprietà dell’origine delle monete virtuali stesse trasferite nella transazione. Occorre però dire che i conti digitali sono esposti a rischi, soprattutto quando e chiavi sono accessibili mediante parti errate.

In linea di massima, comunque, il blockchain di Bitcoin Cash è sicuro. Ma la sua eventuale insicurezza è data dagli strumenti di scambio che i suoi titolari utilizzano per concretizzare le loro operazioni.

Come guadagnare con Bitcoin Cash

Come si può investire in Bitcoin Cash? Come suggeriamo sempre, attraverso piattaforme per il trading online affidabili. Ossia che abbiano avuto il beneplacito di CONSOB e CYSEC, ovvero delle massime autorità di garanzia sui mercati finanziari rispettivamente italiana ed europea. Ma anche scegliere piattaforme che offrano una pluralità di servizi ed informazioni per investire nel migliore dei modi. Si pensi a 24OptioneToroMarkets.comPlus500.

Come si può guadagnare con il Bitcoin Cash? Ovviamente, tramite il rialzo oppure al ribasso in questo mercato finanziario. Quindi meglio acquistarla quando il mercato è in fase di crescita, e venderla allo scoperto quando il mercato e quindi il suo prezzo sta calando.

Quanto vale Bitcoin Cash in Euro?

Ovviamente, il dato relativo a quanto vale Bitcoin Cash in Euro cambia continuamente. Al momento in cui stiamo scrivendo, è di 352.36, con una fornitura circolante di 16.6 Million monete e un volume totale di scambi di 142,587,312.7 euro.

Fin dal suo esordio, la nuova criptovaluta è stata valutata a circa 200 dollari, salendo a più di 900 dollari durante il primo giorno di lancio. Un record per le criptovalute. Attualmente si è stabilizzato tra i 270 e i 300 dollari. Per la sua capitalizzazione fissata a 4.700.000.000 dollari, è ad oggi la quarta più grande criptovaluta del mondo. E’ anche vero però che attualmente il Bitcoin Cash è difficile da acquistare o vendere mediante scambi tradizionali sul web. Pertanto, tonnellate di monete virtuali sono custoditi in portafogli elettronici. A prendere polvere, sempre virtuale ovviamente.

Quali sono i vantaggi del Bitcoin Cash

Vediamo invece quali sono i vantaggi del Bitcoin Cash? Vediamoli di seguito:

  • La velocità delle transazioni, che avvengono in pochi secondi. Del resto, è proprio la resa più veloce delle transazioni che ha spinto i miners dissidenti a lasciare Bitcoin
  • Affidabilità: il network non subisce congestioni
  • Commissioni basse: le transazioni possono avvenire verso utenti di tutto il Mondo, spendendo pochi centesimi ad operazione
  • Semplicità: la piattaforma è intuitiva e facile da usare
  • Stabilità: il sistema è estremamente fruibile
  • Sicurezza: il sistema blockchain consente transazioni in estrema sicurezza.

Dunque, dopo aver visto cos’è Bitcoin Cash, com’è nata Bitcoin Cash e come funziona Bitcoin Cash, possiamo dire che ha tutto un futuro da scrivere. Ma con un solido passato alle spalle, visto che è stata creata dai fuoriusciti di Bitcoin. I quali, non sono stati di certo cacciati, ma se ne sono andati di loro spontanea volontà al fine di apportare migliorie al sistema. Vedremo se la loro scelta risulterà vincente.

Fonte: webeconomia.it

Scoperta falla nel Wi-Fi con crittografia Wpa2 : cosa fare e come difendersi

La scoperta del problema ribattezzato Krack da parte di un’università belga: le vulnerabilità potrebbero essere sfruttate dagli hacker per sottrarre password o numeri di carte di credito

I dati di milioni di persone potrebbero essere potenzialmente a rischio a causa di falle di sicurezza che interessano le connessioni Wi-Fi. Nel Wpa2, cioè l’algoritmo di crittografia del Wi-Fi, sono state trovate vulnerabilità che possono essere usate da cybercriminali per «rubare informazioni sensibili come carte di credito, password, chat, e-mail», ha spiegato l’università belga Ku Leuven, che ha scoperto le falle, al momento non sfruttate.

INSTALLARE GLI AGGIORNAMENTI. Il problema si chiama Krack (acronimo che sta per “Key reinstallation attacks”) e non riguarda prodotti specifici, ma lo standard stesso del Wi-Fi. Ciò significa che qualsiasi pc, smartphone e router è a rischio. «L’attacco funziona contro tutte le reti moderne Wi-Fi protette», hanno spiegato i ricercatori. Il consiglio è di installare sui dispositivi wireless gli ultimi aggiornamenti resi disponibili dalle aziende che, informate nelle scorse settimane, stanno correggendo le vulnerabilità.

STRETTA DI MANO A QUATTRO VIE. Nel dettaglio, le falle del protocollo di sicurezza Wpa2 riguardano il processo “four way handshake”, (letteralmente “stretta di mano a quattro vie”), tramite cui il dispositivo e l’access point si scambiano le ‘chiavi’ crittografiche. In questo processo, per le falle, potrebbero inserirsi cybercriminali per monitorare il traffico dati,, ma anche inserire e manipolare i dati, ad esempio aggiungendo malware a siti web.

Fonte: lettera43.it

iPhone X, 8 e 8 Plus: scopriamo le principali differenze

Con la presentazione dei nuovi iPhone 88 Plus e iPhone X, la gamma di smartphone offerta dalla casa di Cupertino non è mai stata così ampia. Passiamo infatti dai meno recenti iPhone 6s e iPhone 7, con le rispettive varianti Plus, al compattissimo iPhone SE, anche se gli occhi degli appassionati sono puntati principalmente verso i nuovi prodotti annunciati ieri.

In questo articolo vi vogliamo illustrare le principali differenze tecniche e di funzionalità che corrono tra la gamma iPhone 8 e iPhone X, in modo da offrirvi uno strumento di scelta che, al netto del radicale cambiamento estetico, possa far chiarezza sulle reali disparità tra i tre dispositivi presentati.

Partiamo quindi considerando gli aspetti in comune tra i tre smartphone. Su tutti troviamo il nuovo SoC Apple A11 Bionic che, oltre a presentare la prima CPU a 6 core di Apple, integra una misteriosa GPU ancora tutta da scoprire, in grado di offrire sino al 30% di prestazioni in più rispetto a quella di A10 Fusion, pur presentando un numero di core dimezzato. La nuova GPU, infatti, passa ad una configurazione con 3 core, contro i 6 della precedente generazione. Ancora non ci sono dettagli affidabili sulla natura della nuova GPU, tuttavia Apple dichiara sul suo sito che si tratta di una GPU progettata da Apple.

Identici anche i tagli di memoria interna, 64 e 256GB, e di memoria RAM, 3GB per le varianti X e Plus e 2GB per 8. Troviamo poi lo stesso sistema di ricarica rapida e ricarica wireless tramite standard Qi, la presenza di un display con tecnologia True Tone, possibilità di registrare video in 4K sino a 60fps e slow motion 1080p a 240 fps, la fotocamera principale da 12 MegaPixel f/1.8 e OIS, supporto al formato audio FLAC, la fotocamera frontale da 7 MegaPixel e la certificazione IP67.

Insomma, qualsiasi nuovo iPhone scegliate, queste sono le specifiche principali che vi porterete a casa con l’acquisto di uno tra iPhone 8, 8 Plus e iPhone X. Vediamo ora quali sono le principali differenze tra i dispositivi.

Cominciamo ovviamente dall’aspetto più evidente: il display. Se iPhone 8 e 8 Plus si differenziano dai predecessori esclusivamente per l’introduzione del True Tone Display, iPhone X porta, per la prima volta sugli smartphone di Cupertino, un pannello OLED da 5.8” con supporto alla tecnologia HDR, sia con standard HDR10 che Dolby Vision. Ovviamente cambia anche il valore del contrasto, che passa da 1300/1400:1 a 1.000.000:1 a causa della natura dei pannelli OLED. Aumenta anche la risoluzione, che con iPhone X raggiunge i 2436 x 1125 pixel e ci offre un rapporto di forma di 19.5:9 e una densità di 458 ppi.

Il comparto fotografico porta con sé delle interessanti differenze, sia per quanto riguarda il modulo posteriore che quello anteriore. Sul retro troviamo, come accennato prima, la stessa unità principale da 12 MegaPixel, tuttavia è la fotocamera secondaria a introdurre novità. Rispetto ad iPhone 8 Plus, infatti, troviamo un secondo sensore dotato di stabilizzazione OIS e f/2.4, il quale dovrebbe offrire prestazioni nettamente superiori sia in fase di zoom che durante l’utilizzo delle modalità ritratto.

Sul frontale, invece, troviamo tutti i sensori che compongono la True Depth Camera. Anche questa è basata su un modulo principale da 7 MegaPixel, tuttavia iPhone X offre funzioni avanzate per il tracciamento del volto e l’analisi della profondità, che portano la modalità ritratto anche sulla fotocamera frontale.

Questo ci porta direttamente alla prossima importante differenza. iPhone 8 e 8 Plus continuano ad offrire l’autenticazione biometrica tramite il classico TouchID, mentre iPhone X abbandona completamente (almeno per quest’anno) il riconoscimento delle impronte digitali per passare a quella del volto, grazie alla True Depth Camera e a FaceID.

Rispetto al TouchID, FaceID sembra offrire un maggior livello di affidabilità, in quanto è meno propenso ai casi di falso positivo, ovvero quelli in cui la lettura errata del parametro biometrico comporta lo sblocco del dispositivo. La nuova tecnologia di Apple garantisce un margine di errore di 1 su 1.000.000, contro quello di 1 su 50.000 del TouchID, tuttavia restano ancora aperti i quesiti attorno alla possibile perdita di immediatezza e rapidità offerta dalla precedente soluzione.

Resta poi aperto un altro tema, ovvero la possibilità che lo smartphone venga sbloccato semplicemente puntandolo verso il possessore, problematica comune a tutti i sistemi di riconoscimento del volto attualmente in commercio. Con il TouchID, invece, uno sblocco forzato richiede interventi più drastici da parte del malintenzionato. In ogni caso vi ricordiamo che iOS 11 permette di disattivare rapidamente l’autenticazione biometrica tramite la pressione rapida del tasto power per 5 volte di fila.

Concludiamo con l’ultimo capitolo: dimensioni, batteria e prezzo. iPhone X si presenta come il più interessante dei tre, grazie a dimensioni pari a 143.6 x 70.9 x 7.7mm e un peso di 174 grammi. Non si tratta dei valori più bassi in assoluto ma, alla luce della presenza di un display da 5.8″ e della doppia fotocamera, iPhone X rappresenta una scelta senza compromessi, sia in termini dimensionali che di funzionalità. Il modello più compatto, quindi iPhone 8, ci offre dimensioni pari a 138.4 x 67.3 x 7.3 mm e un peso di 148 grammi, mentre iPhone 8 Plusraggiunge un peso davvero impressionante, ovvero di 202 grammi, e dimensioni di 158.4 x78.1 x 7.5mm.

Per quando riguarda l’autonomia, iPhone 8 e 8 Plus sembrano mantenere inalterati i valori di 7 e 7 Plus, mentre iPhone X dovrebbe offrire due ore di utilizzo in più rispetto a iPhone 7/8, grazie al nuovo design speciale della batteria indicato da Apple sul suo sito. Si parla quindi di valori che virano verso quelli delle varianti Plus, anche se non li raggiungono completamente.

Discorso diverso per quanto riguarda il prezzo, campo in cui iPhone X esce decisamente sconfitto. Sarà necessario spendere ben 1189 Euro per la variante da 64GB e addirittura 1359 Euro per quella da 256GBiPhone 8, invece, parte da 839 Euro (64GB) e arriva a 1009 Euro (256GB), mentre 8 Plus parte da 949 Euro (64GB) sino ai 1119 Euro della variante top (256GB). L’ultima differenza tra i tre dispositivi riguarda le colorazioni, notevolmente ridotte rispetto alla gamma iPhone 7. Gli iPhone 8 sono disponibili in Grigio Siderale, Argento e Oro, mentre iPhone X solo in Grigio Siderale e Argento.

Alla luce dei tanti tratti in comune e delle differenze proposte, valutate bene la vostra scelta di acquisto. Se siete tra i possessori di un iPhone precedente al 2016, l’aggiornamento porterà con sé delle importanti novità, per chi possiede un modello successivo, tuttavia, la scelta di iPhone 8 o 8 Plus si tradurrà in una terribile sensazione di deja vu, quindi sta a voi scegliere se le differenze messe in evidenza sono in grado di giustificare i circa 350 Euro in più richiesti per iPhone X.

Fonte: apple.hdblog.it