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CAT S61: fotocamera termica e qualità aria

CAT S61 è ufficiale al Mobile World Congress 2018 di Barcellona: un’evoluzione di quell’S60 con videocamera termica che ci era tanto piaciuto due estati fa. Come lascia intendere la variazione minima del nome, i cambiamenti rispetto al precedente modello non sono molti, fatto salvo per un aggiornamento generalizzato della scheda tecnica.

L’ormai vetusto Snapdragon 617 è stato sostituito da Snapdragon 630, con otto core ARM Cortex-A53 @ 2,2 GHz, GPU Adreno 508 e modem LTE Cat.12 (600/150 Mbit). La RAM sale a 4 GB, l’archiviazione interna è di 64 GB. Il display ha risoluzione FHD e diagonale di 5,2 pollici, ed è molto luminoso, ottimizzato per l’uso all’aperto. Molto ampia la batteria, da 4.500 mAh, che supporta anche la ricarica rapida QuickCharge 4.0. Il sistema operativo è Android Oreo nativo, con garanzia di aggiornamento ad Android P quando uscirà.

Alle due fotocamere da 16 (principale) e 8 (frontale) MP si aggiunge un modulo a infrarossi FLIR, sempre sul retro, e sempre sporgente verso l’alto come nel precedente modello. Il comunicato stampa non specifica il modello esatto del sensore, ma secondo Android Police, che si basa sul range di temperature supportato (da -20 a + 400 gradi centigradi), dovrebbe essere il FLIR One Pro. La risoluzione è superiore a quella del sensore di S60, e attraverso l’app FLIR integrata è ora possibile trasmettere il feed della videocamera IR in tempo reale.

CAT S61 è sempre ultra-resistente agli urti e all’acqua (certificazione IP68, come il predecessore). È progettato per sopravvivere a cadute ripetute da 1,80 metri e a un’immersione nell’acqua fino a 3 metri per un’ora. Torna anche il misuratore di distanza laser.

Maggiori dettagli saranno svelati nel corso della fiera catalana; il prezzi, però, lo sappiamo già, e ed è piuttosto salato: 899 euro. Arriverà nel secondo trimestre del 2018.

Whatsapp, arriva lʼetichetta “inoltrato” sui messaggi inviati contro catene di SantʼAntonio e spam

Grazie a questa novità, quando si riceverà un testo, una foto o un video, si capirà se è frutto di chi lo ha mandato o è un contenuto che circola nel sistema

A quanti è capitato di ricevere in Whatsapp, semmai mentre si era a lavoro o si aspettava un messaggio importante, testi delle cosiddette “catene di Sant’Antonio“, fake news o avvisi pubblicitari di dubbia provenienza percepiti solo come un fastidioso disturbo e un’inutile perdita di tempo? La famosa applicazione di messaggistica istantanea sembra aver trovato una soluzione: i messaggi inoltrati non saranno più solo contrassegnati con una spunta che diventa doppia quando arriva anche al mittente, ma saranno anche etichettati con la scritta “inoltrato”.

Con questo escamotage, quando si riceverà un messaggio – un testo, un’immagineo un video – se sarà accompagnato dalla dicitura “inoltrato”, si potrà capire chiaramente che non è frutto di chi l’ha inviato, ma è un contenuto che sta circolando su Whatsapp.

L’etichetta, che comparirà sopra al messaggio, accompagnata da una freccia verso destra che contraddistingue l’inoltro, non potrà essere nascosta o disattivata dagli utenti.

Un cappio a doppio filo, insomma, per tutti quelli che finora si sono divertiti a mandare le catene o per le aziende che, spesso senza il consenso dei destinatari, quindi violando molte norme sulla privacy, utilizzavano Whatsapp come un rapido strumento di marketing che aveva per i riceventi un’unica conseguenza: spam.

Per ora, però, dovremmo accontentarci di visualizzare e cancellare e, semmai, in caso di fastidiosa insistenza, bloccare il contatto da cui i messaggi indesiderati provengono, perché la novità è stata scovata solo in una versione beta – cioè non definitiva – dell’applicazione per i dispositivi Android.

 

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/

WWDC 2018: cosa aspettarsi dalla presentazione di Apple

Arrivano le prime indiscrezioni di quello che verrà svelato durante la conferenza di apertura della WWDC 2018 di Apple.

Un appuntamento annuale che vede gli ingegneri dell’azienda di Cupertino e gli sviluppatori uno di fronte all’altro per capire come realizzare al meglio i nuovi sistemi operativi in futuro.

Tanti gli argomenti come si spera tante anche le novità che Apple ha in mente di svelare durante il keynote e che in qualche modo il sempre ben informato Mark Gurman sembra già conoscere grazie alle proprie fonti.

Secondo quanto si apprende dal giornalista sembra che Apple sia pronta a presentare diverse novità in fatto di sistemi operativi mentre a livello di dispositivi difficilmente vedremo prodotti nuovi.

Tali direttive era già apparsi possibili qualche settimana fa quando la stessa Apple aveva chiarito come il futuro sarebbe stato costellato da una focalizzazione dei software capaci di dare man forte alla sicurezza e alla usabilità per gli utenti.

Ecco che l’azienda di Cupertino sembrerebbe pronta a dare forte attenzione durante il Keynote alla Salute Digitale ossia alla cosiddetta “Digital Health” con la presentazione di un nuovo sistema capace di curare la dipendenza da iPhone.

Un po’ come ha già fatto Google con il suo Dashboard che permette di avere una “vera e propria relazione” con il proprio smartphone con la consapevolezza di sapere cosa realmente viene fatto quotidianamente e magari prendersi una pausa nell’arco della giornata.

Le funzionalità che Apple sembra voler introdurre riguarderanno il controllo parentale del sistema e dunque garantiranno ai genitori di controllare quanto tempo i propri figli passano sui social.

Apple in questo caso potrebbe anche addirittura mostrare e notificare ai genitori degli avvisi permettendo di agire su questa situazione.

Chiaramente ci saranno novità anche a livello grafico nell’interfaccia grafica che il nuovo iOS 12 dovrebbe introdurre. Nessun tipo di stravolgimento ma gli utenti come anche gli analisti si attendono mirati cambiamenti atti a migliorare l’interazione con il sistema di Apple.

Quello che non dovremmo vedere sul palco del Keynote di lunedì saranno nuovi hardware e dunque nuovi dispositivi Apple. 

L’azienda infatti, secondo quanto appreso da Gurman, non presenterà alcun nuovo MacBook o MacBook Pro che si verranno aggiornati alla nuova lineup di processori Intel ma sicuramente non sul palco della WWDC 2018. Sul palco, Tim Cook, non parlerà nemmeno di nuovi tablet che sappiamo sembrano essere in procinto di arrivare. Nessun iPad Pro con Face ID almeno per ora.

Insomma Apple si appresta a realizzare un WWDC 2018 con novità esclusivamente “software” proprio come era avvenuto nei primi anni con Steve Jobs.

L’attenzione a migliorare il proprio sistema operativo è ad alti livelli a Cupertino, dopo che la stessa azienda ha ammesso indirettamente di aver tralasciato i piccoli particolari a favore di inutili modifiche grafiche o altre feature che si sono poi rivelate poco efficaci.

Fonte: hwupgrade.it

A partire da iOS 12, Apple potrebbe aprire le porte dell’NFC di iPhone a tutti gli sviluppatori

Non più soltanto Apple Pay, ma tante altre modalità di applicazione.

Un piccolo assaggio lo abbiamo avuto soltanto pochi giorni fa, con la compatibilità degli ultimi iPhone con YubiKey NEO, una chiave fisica per l’autenticazione sicura, ma a partire da iOS 12 potremmo finalmente assistere all’apertura completa del modulo NFC integrato negli smartphone della mela.

Introdotto per la prima volta a partire da iPhone 6, il modulo NFC degli smartphone di Cupertino è stato fin qui limitato nelle sue potenzialità quasi esclusivamente ad Apple Pay, il sistema di pagamento mobile proprietario del colosso californiano. Secondo le ultime indiscrezioni però, la futura versione di iOS potrebbe includere la possibilità per gli sviluppatori di terze parti di sfruttare l’NFC per molte più applicazioni.

Dall’accesso ad un ufficio tramite le proprie credenziali, a chiave univoca per stanze d’albergo o abitazioni, l’impiego dell’NFC fornirebbe un nuovo metodo sicuro ed affidabile per l’autenticazione in svariati contesti, potendo già contare su un enorme bacino di potenziali utenti. Ad Apple basterebbe includere nuove ed apposite API nell’SDK di iOS e chissà che un annuncio ufficiale non possa arrivare già durante il WWDC, che si terrà il mese prossimo.

 

Fonte: Mobileworld.it

Whatsapp ha silenziosamente aggiunto una nuova funzione nella versione Android dell’applicazione che da un lato rappresenta un beneficio e dall’altra solleva nuove polemiche.

Fino a poco fa, quando un utente Android riceveva un’immagine o un video da un amico e poi eliminava i file scaricati dalla cartella Galleria > Whatsapp, automaticamente non era più in grado di visualizzare i media all’interno da Whatsapp. Adesso invece, Whatsapp permette di scaricare nuovamente i contenuti eliminati.

Questo significa che Whatsapp continua a tenere una copia dei file sui propri server, anche dopo averli scaricati con successo.

La funzione era già parzialmente presente in precedenza ma con una differenza: i file multimediali inviati venivano conservati per un massimo di 30 giorni sul server nel caso in cui non risultasse possibile consegnarli.Una volta consegnati però, sarebbero stati eliminati immediatamente.

Adesso le cose sono cambiate. Il file continua a rimanere sul server nonostante la corretta consegna e non c’è più nemmeno il limite di 30 giorni.

Effettuando alcuni test infatti, i ragazzi di WABetaInfo hanno scoperto di riuscire a riscaricare immagini e video ricevute 2 mesi prima. Con alcuni tentativi, anche 3 mesi prima.

Sui file multimediali continua ad esserci una chiave di criptaggio end-to-end, quindi non c’è molto di cui preoccuparsi a livello di sicurezza, tuttavia la funzione desta alcuni dubbi e si pone in contrapposizione con quanto dichiarato nei termini del servizio (che probabilmente andranno ancora aggiornati). Tutto questo su iOS non accade per il momento.

 

Fonte: ispazio.net

WhatsApp per Android continua a memorizzare immagini e video nei server, anche dopo la cancellazione

La prima audizione del CEO di Facebook non ha riservato molte sorprese: i senatori sono apparsi scettici, ma anche incerti sulle decisioni da prendere.

Martedì il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha partecipato a un’attesa audizione davanti alla Commissione per l’energia e il commercio del Senato degli Stati Uniti, cui era stato invitato nelle settimane scorse per rispondere direttamente sul caso Cambridge Analytica e, più in generale, sul modo in cui la sua azienda gestisce i dati di oltre due miliardi di persone nel mondo. L’audizione ha attirato l’attenzione di tutte le principali emittenti televisive statunitensi, che hanno seguito in diretta le oltre tre ore di confronto tra Zuckerberg e i senatori. Come anticipato da molti osservatori, il dibattito è stato tranquillo e a tratti noioso, con alcuni membri della Commissione che non hanno dimostrato – anche per motivi anagrafici – di avere le idee molto chiare su come funzionino i social network, le applicazioni e più in generale Internet.

Zuckerberg, 33 anni, era visibilmente teso ed emozionato all’inizio dell’audizione, la sua prima volta davanti al Congresso, ma nel corso della giornata ha preso maggiore confidenza e ha risposto senza particolari esitazioni alle domande dei senatori. Dopo avere letto una dichiarazione, già resa nota nei giorni precedenti, ha dovuto ammettere gli errori compiuti da Facebook negli anni passati e assumersene le responsabilità. A una domanda più specifica ha risposto con una frase probabilmente preparata nei giorni scorsi, e sulla quale è poi tornato più volte nel corso dell’audizione: “Penso che sia praticamente impossibile avviare un’azienda nella stanza del tuo dormitorio e poi portarla a crescere fino al punto in cui siamo ora senza commettere qualche errore”.

Il tema della privacy è stato centrale nel confronto con i senatori, che in più occasioni hanno ventilato la possibilità di produrre nuove leggi per tutelare meglio gli utenti di Facebook e di Internet in generale. Negli Stati Uniti le leggi sulla protezione dei dati personali sono poche e non molto articolate, soprattutto se confrontate con quelle prodotte in questi anni dall’Unione Europea. Ci sono di fatto meno tutele e solo ora, con la vicenda di Cambridge Analytica e le interferenze russe nelle elezioni, molti politici statunitensi sembrano realizzare che siano necessarie nuove regole.

Sul tema della privacy il senatore democratico dell’Illinois, Richard Durbin, ha provato a mettere in difficoltà Zuckerberg chiedendogli se volesse condividere pubblicamente il nome del suo albergo a Washington e delle persone con cui si era recentemente scambiato messaggi. Zuckerberg ha declinato dicendo: “No. Non penso che sceglierei di dare qui queste informazioni”. Durbin ha quindi ribattuto: “Penso che si stia parlando proprio di questo. Il suo diritto alla privacy. I limiti del suo diritto alla privacy. E quante di queste informazioni vengano diffuse in America nel nome del ‘mettere in comunicazione le persone nel mondo’”.

Zuckerberg ha risposto a molte domande su come Facebook amministra i dati degli utenti e ne garantisce la privacy, ma in molti casi il dibattito ha assunto termini più generali e ha messo in evidenza il rapporto complicato tra Washington, dove ci sono i legislatori, e la Silicon Valley, dove si fa innovazione a ritmi tali da lasciare quasi sempre la politica e le leggi indietro. La mancanza di norme specifiche è stata percepita tradizionalmente dai politici statunitensi come il modo migliore per favorire l’innovazione, rendendo più competitive le aziende tecnologiche, e sicuramente ha dato i suoi frutti. Cinque delle più grandi aziende al mondo sono nate nella Silicon Valley e producono miliardi di ricavi ogni anno, con un importante indotto non solo per la California. Alcune sono diventate così grandi da essere quasi un monopolio, come nel caso di Facebook e Google, e ora alla luce dei recenti casi in molti si chiedono se abbiano fallito nell’autoregolamentarsi e se sia giunto il momento di intervenire con leggi e regole più rigide.

Durante l’audizione diversi senatori hanno parlato di Facebook come di un’azienda diventata “troppo grande” o ancora come una società senza veri concorrenti, quindi simile a un monopolio. Zuckerberg ha risposto dicendo di essere interessato a un dibattito su nuove regole per il settore, ma ha comunque respinto l’idea che la sua società sia un monopolio. In un confronto con il senatore repubblicano del South Carolina, Lindesy Graham, è stato però molto elusivo su quali siano i diretti concorrenti di Facebook, preferendo non fare nomi, cosa che è sembrata confermare implicitamente il punto sulla natura monopolistica di Facebook portato avanti da Graham.

Zuckerberg, più giovane di qualsiasi suo interlocutore nella stanza, ha risposto a decine di domande per due ore consecutive prima di accettare la proposta di prendersi una breve pausa. “Penso potremmo andare avanti ancora un quarto d’ora, prima di fermarci” ha detto ai senatori, che con sorpresa hanno proseguito l’audizione. Davanti agli oltre 40 senatori della Commissione, Zuckerberg è apparso via via più sicuro di sé e anche pronto a fare qualche battuta. Il titolo in borsa di Facebook, sorvegliato dagli analisti per buona parte della giornata, ha guadagnato il 4,5 per cento, il miglior risultato degli ultimi due anni e che conferma la fiducia degli investitori nella linea seguita dal CEO della società.

Rispondendo a una domanda sui contenuti che vengono pubblicati su Facebook, e che per esempio hanno contribuito alla diffusione di notizie false o della propaganda russa a favore di Donald Trump, Zuckerberg ha per la prima volta ammesso chiaramente che: “Siamo responsabili per i contenuti, ma non ne produciamo”; per questo motivo non ritiene che Facebook possa essere considerato un editore. L’ammissione è importante perché per anni Zuckerberg ha sostenuto il ruolo “neutrale” della sua azienda, vista come un sistema per consentire alle persone di condividere le loro cose online, senza che Facebook ne avesse particolari responsabilità.

Salvo alcune eccezioni, le domande rivolte a Zuckerberg durante l’audizione sono state generiche e talvolta incomprensibili. Nonostante gli appunti preparati dai loro collaboratori, alcuni senatori – nati e cresciuti quando non c’erano i social media – hanno dimostrato di non avere le idee molto chiare sul funzionamento di Facebook o di Internet in generale. In diversi casi Zuckerberg ha dovuto chiedere ai suoi interlocutori se potessero chiarire meglio le loro domande. Molti giornalisti che hanno seguito l’audizione hanno avuto le stesse difficoltà di comprensione, commentando su Twitter di non avere capito le richieste del senatore di turno.

Non è ancora chiaro se nei prossimi mesi saranno prodotte nuove leggi per regolamentare i social network e mettere nuovi vincoli sulla privacy, eventualità su cui molti senatori sono apparsi restii. Le severe considerazioni su Facebook sono sembrate più che altro un avvertimento nei confronti di Zuckerberg e della sua azienda, per indurli a fare meglio e a rimediare velocemente agli errori compiuti. Lo stesso Zuckerberg ha ammesso che le recenti vicende “ci hanno danneggiati” e che farà il possibile per recuperare la fiducia degli utenti. Mercoledì Zuckerberg parteciperà a una seconda audizione, questa volta organizzata dalla Camera dei Rappresentanti, a partire dalle 14:15 di Washington, le 20:15 in Italia.

 

FONTE: IlPost.it

Bufera su Facebook, vediamo come se l’è cavata Zuckerberg al Congresso

Bufera su Facebook, a picco in Borsa per scandalo Cambridge Analytica

Quotazione crolla dopo le rivelazioni di Guardian e Nyt sui dati di 50 milioni di utenti del social che sarebbero stati usati in modo improrio dalla società di analisi. Ue: “Inaccettabile”. L’authority britannica chiede mandato di perquisizione della sede

Facebook vive la sua giornata peggiore a Wall Street dal 24 settembre 2012. Il titolo della compagnia ha chiuso con il 6,8% di perdite per la bufera scoppiata sui dati di 50 milioni di utenti che sarebbero stati utilizzati impropriamente dalla società di analisi britannica Cambridge Analytica nella campagna presidenziale di Trump del 2016 e in quella per la Brexit. Pesano sul titolo le pressioni delle autorità americane e britanniche su Mark Zuckerberg affinché esca allo scoperto e dica quello che sapeva sulla vicenda. L’authority britannica per la protezione della privacy starebbe cercando di ottenere un mandato di perquisizione della sede della Cambridge Analytica. L’obiettivo sarebbe di cercare eventuali prove accedendo anche ai server della società.

Ricercatore che ha raccolto i dati “pronto a parlare”

Intanto, l’uomo che ha raccolto i dati si dice pronto a parlare. “Non sono una spia e sono pronto a parlare con l’Fbi e davanti al Congresso americano”, afferma, secondo quanto riporta la Cnn, Aleksandr Kogan, l’accademico che attraverso l’app ‘thisisyourdigitallife’ ha raccolto le informazioni. Quelle informazioni sono state acquistate da Cambridge Analytica, la società di dati che avrebbe aiutato Donald Trump nelle elezioni del 2016, ma avrebbe giocato un ruolo importante anche nel voto sulla Brexit.

Il caso che accende i riflettori su Cambridge Analytica

Da inchieste del New York Times e del Guardian emerge che Cambridge Analytica avrebbe raccolto i dati personali di 50 milioni di elettori americani utenti di Facebook per sviluppare tecniche e software in grado di “profilarli” e di indicarli come destinatari di annunci politici su misura. I dati sarebbero stati usati per orientare l’opinione degli elettori nella campagna elettorale di Donald Trump durante le presidenziali americane nel 2016 e anche durante la campagna per la Brexit. Secondo il Guardian, Facebook aveva saputo già nel 2015 della raccolta impropria dei dati e dopo aver rimosso l’app aveva chiesto anche l’eliminazione dei dati, ottenendo su questo conferme dalle società coinvolte. Cosa che in realtà, stando a Facebook, non sarebbe mai avvenuta. Il 16 marzo Facebook ha deciso di oscurare Cambridge Analytica dalla sua piattaforma, affermando di essere stata ingannata dalla società che avrebbe violato le politiche di gestione dei dati degli utenti del social network.

Facebook assunse fondatore di società che raccolse i dati

Sul caso emergono anche nuovi dettagli. Secondo quanto riportato dal Guardian, per Facebook continuerebbe a lavorare regolarmente Joseph Chancellor, il cofondatore insieme ad Aleksandr Kogan della Global Science Research (Gsr), la società che attraverso l’app ha raccolto i dati degli utenti di Facebook vendendoli a Cambridge Analytica. Chancellor, secondo il quotidiano britannico, lavora per il colosso di Mark Zuckerberg come psicologo e ricercatore nella sede di Menlo Park, in California. Chancellor, scrive il Guardian, è stato assunto da Facebook nel novembre 2015 dopo aver lasciato la Gsr che aveva già venduto le informazioni raccolte su Facebook.

Fonte: SKY

 

iPhone X vs Galaxy S9: ecco il primo confronto prestazionale tra i due top di gamma

Samsung ha finalmente distribuito alcuni Galaxy S9 alla stampa per effettuare le prime recensioni. Oggi arriva anche un primo video confronto tra i due top di gamma i quali si sfidano in un test prestazionale.

iPhone X e Galaxy S9 sono sicuramente due smartphone che faranno discutere parecchio in questo 2018. Entrambi rappresentano il meglio delle due aziende più importanti in questo settore. Entrambi hanno delle specifiche tecniche davvero notevoli ed entrambi un ottimo software. Ma quale dei due dispositivi è il più veloce nell’utilizzo quotidiano?

EverythingApplePro ha cercato di rispondere a questa domanda facendo questo video comparativo. Come potete vedere nella clip sottostante, lo youtuber ha messo fianco a fianco i due smartphone per poi avviare numerose applicazioni una dopo l’altra. Successivamente i due smartphone vengono paragonati per la loro velocità di accensione e per l’avvio delle singole applicazioni contemporaneamente.

I risultati ottenuti dallo youtuber sono piuttosto equilibrati. Samsung è riuscita ad ottimizzare il proprio dispositivo, cercando di pareggiare l’enorme potenza bruta dell’iPhone X. A livello di benchmark infatti l’iPhone X resta ancora il migliore in termini di prestazioni pure, ma nell’utilizzo quotidiano questo si nota già meno.

 

 

 

 

Al Community Summit Facebook punta sui gruppi

Al Community Summit Facebook punta sui gruppi

Dieci milioni di dollari e nuovi strumenti per ricostruire il social network all’insegna di una visione positiva del mondo. Basteranno a combattere violenza, account falsi e fake news?

Quello di Facebook è un esperimento di ingegneria sociale che coinvolge 2 miliardi e 100 milioni di persone (per ora), e molto probabilmente anche noi. Circa 200 milioni di persone già oggi fanno parte di un gruppo: ne esistono decine di milioni, sui temi e gli argomenti più diversi, dagli appassionati di hi-fi a chi studia storia medievale, da chi vuole aiutare le donne in Siria ai fan di Harry Potter.

Da oggi, gli amministratori potranno contare su strumenti più potenti e precisi per gestire le loro comunità e su cospicui finanziamenti da parte del social network. Al Communities Summit Europeo che si è tenuto a Londra è stato annunciato il Facebook Community Leadership Program, un programma globale di investimenti a favore di coloro che creano comunità, un bando con cui Menlo Park assegnerà un milione di dollari ciascuno a cinque progetti di grande rilevanza globale e 50 mila dollari ad altri 100 più piccoli. “Ma in realtà investiremo molto di più internamente”, spiega Chris Cox, responsabile Product Management, Design e Marketing. Raddoppierà il numero di persone che lavorano su quelle che il social network definisce “integrità e sicurezza”: da 10 mila passeranno a 20 mila in tutto il mondo. “Il 2017 è stato un anno difficile per Facebook: abbiamo dovuto misurarci con questioni complesse come le fake news, la violenza, il nostro ruolo nel giornalismo, e più in generale il nostro ruolo nella società. Abbiamo delle squadre dedicate per ognuna di queste tematiche, ma soprattutto abbiamo una nuova strategia: vogliamo migliorare le cose buone che abbiamo costruito in Facebook, unire le persone e aiutarle nel loro sforzo di costruire comunità che abbiamo un valore”.”Meaningful” è l’aggettivo più usato: “È un luogo dove ciascuno si sente sicuro, protetto e aiutato dagli altri”, spiega Cox. Si parte da un tema comune, ma per il resto nei gruppi la regola è lo scambio di idee: “Unire e costruire ponti, sono le due funzioni principali di un gruppo, osserva Cox. “Esiste ad esempio a Londra un gruppo di persone che portano a spasso il cane in un certo parco, ma sulla bacheca e fuori è normale che si discuta spesso di Brexit”.

Nicola Mendelsohn, vicepresidente di Facebook per Europa Africa e Medio Oriente, ha scoperto qualche tempo fa di essere malata di una forma di linfoma rara e non curabile, ma non si è persa d’animo: “Ho cercato su Facebook e ho scoperto un gruppo di persone che si scambiavano esperienze e consigli, così mi sono iscritta, ho mandato un messaggio all’amministratrice, che si è molto meravigliata. Ci siamo conosciute, le ho raccontato la mia storia, e oggi sono co-amministratrice del gruppo”. Che esce dalla rete e diventa una comunità di uomini e donne, ciascuno con il suo volto e la sua vicenda, pronti a incontrarsi e sostenersi anche nel mondo reale.

A Londra sono presenti oltre 300 “community leader” da tutta Europa. I Paesi con il maggior numero di persone che usano i gruppi sono Regno Unito, Turchia, ma ne esistono molti e molto popolari anche nel Nord Europa. Al Communities Summit (il secondo, dopo quello di Chicago lo scorso anno) l’Italia è rappresentata tra gli altri da Fightthestroke , comunità di supporto per i giovani sopravvissuti all’Ictus e per le loro famiglie; MissBiker , il più grande gruppo di donne italiane appassionate di motociclismo; Social Street International , che offre l’opportunità a chi vive nella stessa via o quartiere di conoscersi e aiutarsi reciprocamente.

Come ha dichiarato Mark Zuckerberg un anno fa , la costruzione di una comunità globale che funzioni inizia dalle milioni di piccole comunità e strutture sociali che aiutano a condividere emozioni e bisogni. Per questo Facebook offre “prodotti” appositi: i Gruppi, le Pagine e gli Eventi. Così se il social network era solo uno strumento per rimanere in contatto con amici e parenti sparsi nel mondo, poi un posto dove allacciare amicizie e relazioni, ora nella mente di Zuckerberg diventa un esperimento colossale, il tentativo di costruire un mondo di relazioni e strutture nuove. Dove come sempre sarà difficile trovare un punto di equilibrio: i gruppi possono essere aperti, chiusi o segreti, e in quest’ultimo caso non è possibile escludere ad esempio che servano per diffondere proclami terroristici o posizioni discriminatorie e violente. “No, è vero – concede Cox – ci affidiamo all’intelligenza artificiale per identificare immagini e simboli sospetti, poi indaghiamo, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare”. D’altra parte, che i gruppi siano segreti e che l’identità dei membri non sia pubblica è l’unico modo per affrontare tematiche molto personali, come ad esempio l’alcolismo o la condizione di omosessuale in Paesi dove essere gay significa rischiare il carcere se non la vita.

“Quello che fate è un lavoro che unisce le persone sulle base delle cose più importanti per noi: l’amore le passioni, gli interessi. Il vostro lavoro rende migliori le vite di tanti esseri umani”, chiosa Jennifer Dulski, responsabile globale dei gruppi di Facebook. Poi, certo, a voler pensar male si può immaginare che così arriveranno al social network più grande del mondo altri dati e informazioni, raccolti con precisione micrometrica e magari utilizzabili per pubblicità miratissime. Però l’idea è chiara: sperare che l’esempio di civile convivenza, di aiuto reciproco, di autorganizzazione dei gruppi si diffonda su Facebook e contribuisca a rendere meno pesante l’atmosfera, e serva magari anche per avviare una narrativa nuova e positiva, sviando l’attenzione da fake news, bullismo, account falsi, influenze politiche.

Fonte: www.lastampa.it

Voucher per la digitalizzazione 2018: fino 10.000 € per software e servizi tecnologici

Voucher per la digitalizzazione 2018: fino 10.000 € per software e servizi tecnologici

L’incentivo viene elargito sotto forma di Voucher con importo fino a 10.000 € per azienda, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, precisamente questo buono è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici

Tramite il sito del Ministero dello sviluppo economico è disponibile la possibilità di richiedere un incentivo dedicato alle micropiccole e medie imprese con lo scopo di implementare i processi di lavoro tramite un maggior uso di prodotti informatici e sistemi tecnologici che possano migliorare l’efficienza complessiva di un’azienda.

L’incentivo viene elargito sotto forma di Voucher con importo fino a 10.000 € per azienda, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili, precisamente questo buono è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Le modalità ed i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono state recentemente definite: le aziende le potranno inviare a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018, ad ogni modo già dal 15 gennaio 2018 è possibile accedere alla procedura informatica e pre compilare la domanda per poi inoltrarla nell’arco di tempo indicato; l’acquisto del bene o servizio scelto dovrà essere effettuato successivamente alla conferma di accesso all’incentivo.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare la pagina del ministero dello sviluppo economico dedicata a questa iniziativa e relativa sezione dedicata a sciogliere ogni dubbio su criteri e modalità di presentazione della domanda.

Fonte: www.hwupgrade.it